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La storia

SOMMARIO

I tipografi ambulanti

Tra Seicento e Settecento

Ottocento

Lo stabilimento di Scipione Lapi

Novecento 

 

 

 

I tipografi ambulanti

A Città di Castello l’arte della stampa viene introdotta nell’anno 1538 per opera di Antonio Mazzocchi da Cremona e dei fratelli Bartolomeo e Niccolò Gucci di Cortona. Come si evince dalla sottoscrizione tipografica posta alla fine del volume degli “Statuti”, è verosimile che i tipografi ambulanti che lavorano a Firenze nel 1533, nel 1536 a Siena e di nuovo a Firenze nel 1537, vengano invitati a recarsi a Città di Castello dai Priori e a portare il loro torchio per imprimere gli Statuti. I Priori tifernati infatti desiderano che le leggi e gli ordinamenti che regolano la vita cittadina, siano stampati in volumi che ne favoriscano la circolazione. Non essendoci stamperie stabili, ci si rivolge a tipografi ambulanti che trasportano da un luogo all’altro una carretta su due ruote trainate da un cavallo con tutto ciò che occorre per la stampa. In quel momento a Città di Castello e nelle zone limitrofe non c’è lavoro a sufficienza perché si possano impiantare tipografie permanenti per cui, dopo aver portato a termine il lavoro per i Priori e per qualche altro erudito della città, gli stampatori ambulanti si trasferiscono alla ricerca di lavoro in altri luoghi. Nel Cinquecento in quella zona non c’è un vero mercato del libro, poiché la mancanza di un regolare sistema scolastico non consente la creazione di un gruppo di lettori abituali che possano alimentare questa industria. In seguito alla partenza dei tipografi ambulanti, per un lungo periodo, l'attività tipografica scompare a Città di Castello tanto che nel 1561 i Priori devono affidare allo stampatore perugino Andrea Bresciano la nuova edizione degli Statuti.

 

Tra Seicento e Settecento

Nel 1627 Sante Molinelli, arrivato a Città di Castello da San Sepolcro, inizia a stampare libri di argomento religioso. è attivo fino al 1630, data a partire dalla quale non si registrano più sue notizie. Fino alle fine del secolo nessun tipografo opera in città. Bisogna arrivare al 1716 per avere notizia dell’avvio di una nuova attività tipografica impiantata da Giulio Manescalchi che si ferma a Città di Castello fino al 1743. Ancora per un ventennio circa, fino al 1765, non si hanno più notizie di altre tipografie. In quell’anno Ortensio Bersiani apre nel Seminario vescovile una stamperia.

Nel 1799 arrivano da Assisi a Città di Castello Francesco Donati e Bartolomeo Carlucci per impiantare un laboratorio nei locali sottostanti l’antica chiesa di San Paolo. Alla morte del Carlucci l’attività viene proseguita da Francesco Donati.

 

Ottocento 

Nel 1802 il libraio perugino Ubaldo Ceccarelli invia da Perugia una lista di 42 titoli di opere da sottoporre al pubblico. Lazzaro Donati è il primo libraro tifernate, ovvero colui che fabbrica registri di amministrazione e volumi per la scrittura a mano.

Oltre alla tipografia Donati è attiva anche la tipografia Toppi che nel 1803 cambia nome e diventa “Giuseppe Brizi e fratelli”, per poi diventare nel 1805 la tipografia “Eredi Brizi”.

É nel 1817 che Francesco Donati introduce in città i caratteri bodoniani e nel 1820 Lazzaro Donati inizia a vendere i libri. La sua figura e il suo ruolo conoscono un’evoluzione per cui da “libraro” diventa un vero e proprio libraio.

Nel 1842 con il torchio in legno Donati inizia a stampare la monumentale opera Le memorie ecclesiastiche e civili di Città di Castello.

Nel 1846 muore Francesco Donati che viene sostituito dal figlio Biagio, in un momento molto vivace dal punto di vista politico ed economico. Questo fervore consente anche alla stessa azienda di prosperare e di vantare una consistente committenza.

Negli anni ’60 dell’Ottocento a Città di Castello sono attive due librerie: quella di Vincenzo Ricci e quella di Adriano Bucchi che non traggono i profitti principali dalla vendita di libri, quanto piuttosto dalla vendita di giornali e riviste. Entrambe le librerie rimangono aperte fino agli anni ’90 quando Bucchi cessa l’attività e Ricci rimane l’unica libreria in città.

 

Lo stabilimento di Scipione Lapi

Nel 1872 viene fondato lo stabilimento tipografico-editoriale di Scipione Lapi (1847-1903) che ben presto assume una rilevanza nazionale, anche per la ristampa dei Rerum Italicarum Scriptores. In un primo momento, quanto Lapi è associato con Italiano Bezzi e Girolamo Raschi, la tipografia serve a stampare i moduli necessari allo svolgimento dell’attività dell’ingegner Lapi ed è situata in una stanza del Palazzo Borrani. Si capisce ben presto che l’attività è andata oltre, assumendo le dimensioni di una vera e propria impresa tipografica. Mentre lo Stabilimento Lapi cresce e conosce un costante sviluppo, la tipografia Donati vive una crisi economica che sembra pregiudicarne la stessa sopravvivenza, con la perdita progressiva di commesse a vantaggio dello stabilimento Lapi.

Nel 1876 presso la libreria Ricci viene messo in vendita “Il Tevere”, il primo periodico tifernate e due anni dopo, nel 1878, lo stabilimento Lapi inizia la sua vera e propria attività editoriale con la realizzazione della guida storico – artistica di Città di Castello di Eugenio Mannucci.

Nel 1881 si rompe il sodalizio tra Lapi e Raschi e la prima opera che Lapi realizza una volta rimasto solo è il Bacco. Bozzetti patologici di Raniero Gigliarelli.

Nel 1882 Giuseppe Grifani eredita la tipografia di Biagio Donati che deve dichiarare fallimento alcuni anni dopo, nel 1892, anche se di fatto continua a portare avanti le proprie attività.

Nel 1893 nasce la libreria di Eugenio Valori e nel 1894 la Tipografia cattolica. Il torchio viene sistemato nei locali dell’oratorio festivo. La tipografia ha una produzione ristretta e composta prevalentemente di opuscoli e avvisi di natura religiosa, che in precedenza erano stati realizzati dalla Donati e che finiscono pertanto per aggravare la situazione dell’antica tipografia fino al 1902, quando chiude la Tipografia cattolica.

 Alla metà degli anni ’80 Lapi si afferma come editore e ciò costituisce una novità nella scena tipografica cittadina, dove mancano le competenze e la sensibilità culturale che consenta l’impiantarsi di una vera e propria attività editoriale. Dietro questa apparente fase di rigoglio culturale, sta maturando in realtà una crisi finanziaria che porta nel 1895 ad un accordo con i creditori per il pagamento dei numerosi debiti. Mentre matura la crisi, prende corpo anche il progetto di ristampa dei Rerum Italicarum Scriptores che vede la collaborazione di Carducci nella stesura della prefazione.

 

Novecento

Nel 1903 muore Scipione Lapi che lascia attraverso un testamento l’eredità dello stabilimento tipografico agli stessi operai. Gli scontri e i disaccordi che si creano tra gli operai all’interno dello stabilimento, fanno si che alcuni di essi nel 1905 diano vita alla Scuola Editrice Cooperativa. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 le poche librerie esistenti in città guadagnano soprattutto dalla vendita di giornali e riviste, più che dalla vendita di libri. Le più importanti librerie sono quelle di Misuri, già Ricci e di Eugenio Valori, avviata da Nazzareno Torrioli nel 1893 e che fu poi rilevata nel 1926 dall’ex tipografo Paci.

Nel 1909 fallisce la Lapi, dalla cui ceneri nasce l’anno successivo l’Unione Arti Grafiche, mentre la Leonardo da Vinci si trasforma in società Tipografica cooperativa Editrice.

 Il 1912 è un anno di cambiamenti. La società Tipografica cooperativa Editrice diviene Società Anonima Tipografica Cooperativa. Nel frattempo nascono la tipografia vescovile e la litografia di Enrico Hartmann che si mette in proprio dopo la chiusura del reparto litografico della Lapi.

Nel 1913 la Leonardo crea due stabilimenti satelliti, la Tipografia Pliniana a Selci Umbro e Oderisi a Gubbio. La Pliniana nasce grazie al parroco di Selci Don Ruggero Fiordelli, amico di Don Enrico Giovagnoli, direttore della Leonardo da Vinci. Don Ruggero, uomo di grande cultura e sensibilità, fa in modo che una vecchia limonaia di una villa di Selci, divenga il nucleo della Tipografia Pliniana che si configura all’inizio come una succursale della Leonardo da Vinci. Il proto della Pliniana, si reca a Città di Castello ad imparare il mestiere e al suo ritorno, con le competenze pratiche, riesce ad impiantare con successo l’attività nello stabilimento di Selci. Fin dalle sue origini la specializzazione della Pliniana è stata quasi esclusivamente di carattere editoriale. Dal 1913 è stata conservata almeno una copia di ogni lavoro stampato dalla tipografia ed attualmente il patrimonio librario ammonta a circa 30.000 – 35.000 volumi.

 Nel 1915 la tipografia vescovile cambia nome e diviene la Scuola Tipografica degli orfanelli del Sacro cuore. La casa editrice Dante Alighieri acquista lo stabilimento della Lapi e lo utilizza soprattutto per la produzione di libri scolastici, ambito di mercato particolarmente redditizio, abbandonando così le ambizioni editoriali del fondatore. Nel 1916 viene organizzata L’Esposizione del Libro dalla scuola operaia di Città di Castello. La Mostra è un’occasione per fare il punto su un settore che conta in quel momento circa 300 addetti. Nel 1920 L’Unioni Arti Grafiche passa alla gestione diretta degli operai. La reciproca solidarietà tra le maestranze tipografiche e la vivacità culturale che caratterizza la realtà cittadina crea le condizioni per la nascita della Società dei Tipografi tifernati.

Nel 1926 la libreria di Eugenio Valori viene rilevata dall’ex tipografo Paci e diviene la libreria più fornita della città. Qualche anno dopo, nel 1938, viene aperta la libreria cattolica Sacro Cuore.

Nel 1932 La “Leonardo da Vinci” introduce per prima la monotype a Città di Castello, seguita dopo poco dall’Unione arti grafiche.

 Nel 1940 viene inaugurata la Reale Scuola di avviamento Professionale per le arti grafiche e nel  1942 un gruppo imprenditoriale pugliese rileva la Leonardo. Nel 1949 nasce la SAT (Scatolificio Astuccificio Tifernate) che avvia un ramo collaterale del settore: la cartotecnica. Oltre alla SAT nella metà degli anni ’50 è molto attiva nel settore la F.I.S.A.

 Nel 1959 fallisce la Leonardo da Vinci. Gli stabilimenti vengono acquistati dalla casa editrice romana Jaudi Sapi e assumono la denominazione di Tiferno Grafica. Negli anni ’60 nascono la Legatoria Tiberina e le Grafiche Sabbioni. Quest’ultime hanno una specializzazione prevalentemente commerciale, per poi evolversi anche verso il settore cartotecnico con prestampa e finitura, stampe a caldo me fustellature. Nel 1967 fallisce l’Unioni Arti Grafiche che viene rilevata dal cav. Abete. Da questa nascono la Tipografia Arti Grafiche e la Abete Grafica.

 Negli anni ’70 la casa editrice Dante Alighieri inizia a manifestare delle perplessità sulla convenienza economica di mantenere una propria tipografia. Contemporaneamente a questi segnali dell’editore, si va costituendo un gruppo interessato alla costituzione di una nuova azienda tipografica. La nuova azienda si chiama Dante Alighieri e intende assorbire la gran parte del personale della Lapi. In pratica la Lapi continua la propria attività, ma sotto una diversa denominazione. Il 1 dicembre 1975 lo Stabilimento Lapi cessa la propria attività e da quel giorno comincia ad operare la Delta Grafica.

 Nel 1971 nascono la Cartoedit, “La Serigrafica” e la Tipografia Lupetto. Nel 1973 nasce l’azienda Linotipia Calagreti De Santi & C. che diviene una delle più importanti linotipie del centro Italia. Nel 1984 l’azienda si divide e nasce la Linoservice. Fino al 1985 si dedica alla stampa a piombo. Poi inizia a dedicarsi alla pre-stampa e alla stampa digitale. Un anno dopo la Tipografia “Arti Grafiche” riusce ad introdurre a Città di Castello la fotocomposizione.

Nel 1977 la Pliniana si trasforma in Spa e assume il nome di Gestisa.

Nel 1985 viene fondata la Litograf editor, azienda che fin dalla sua nascita opera nella stampa offset e nei settori editoriali e commerciali.

 

 

Tacchini A.

La stampa a Città di Castello : tipografie e tipografi dal 1538 ad oggi

Città di Castello, Tibergraph, 1987